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Nikolas Juretic
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Nikolas Juretic

Nikolas Juretic coltiva 2 ettari di vigne di famiglia a Cormons, nel Collio Goriziano, su ponca. Parcelle nei cru di Montona, Pradis e Bosc di Sot, con viti fino a 115 anni. Biologico, fermentazioni spontanee. Fondatore di Senza Meja.

Le colline del Collio Goriziano si sollevano appena oltre Cormons, al confine con la Slovenia, e si coprono di boschi che si infilano tra i filari. I 2 ettari di vigneti della famiglia Juretic si distribuiscono su tre parcelle distinte: Montona, sul versante sud del monte Quarin che sovrasta il paese, Pradis e Bosc di Sot, nell'area tra Cormons e Capriva. Il suolo è ponca, il flysch locale fatto di strati alternati di arenaria e marna ricca di calcare, una roccia friabile che drena velocemente e costringe le radici a scendere in profondità. Le viti più vecchie raggiungono i 115 anni. Il microclima della zona è modellato dall'aria che sale dall'Adriatico e dal vento freddo che scende dalle Alpi Giulie: escursioni termiche marcate tra giorno e notte, estati asciutte, autunni luminosi che allungano la maturazione. I boschi che circondano le parcelle contribuiscono alla biodiversità e alla ventilazione naturale dei filari.

Nikolas Juretic

Nikolas cresce tra le vigne di famiglia, studia arte ed enologia, poi parte. Lavora in diverse cantine del Collio, tutte tecniche e interventiste, dove segue protocolli rigidi senza margine di iniziativa. Nel 2012 va in Australia, nella Mornington Peninsula, alla cantina Quealy: lì trova spazio per sperimentare, discutere, provare approcci diversi in una regione viticola giovane senza ricette prestabilite. Torna a Cormons nel 2013 e incontra Marco Simonit alla Subida. Inizia a lavorare con Simonit & Sirch, la consulenza di potatura che opera in vigneti di tutto il mondo, e ci resta 12 anni, viaggiando per insegnare tecniche di potatura che allungano la vita delle viti. Nel 2018 affitta una piccola cantina nel centro storico di Cormons e comincia a vinificare le uve di famiglia, che fino ad allora venivano vendute ad altre cantine. Insieme alla moglie Lelle e al padre Robert porta avanti il progetto. Nikolas è anche il fondatore di Senza Meja («senza confini»), un'associazione di circa 25 giovani produttori artigianali attivi su entrambi i lati del confine italo-sloveno, con sede ed enoteca a Gorizia. L'idea nasce da un gruppo di degustazione avviato con Ivana Radikon.

Tra i vitigni coltivati principalmente Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla, varietà storiche del Collio che sulle parcelle di Juretic trovano nella ponca le condizioni per esprimere tensione e profondità. Nikolas gestisce i vigneti seguendo principi di agricoltura biologica, biodinamica e permacultura, con lavoro interamente manuale. La competenza nella potatura maturata nei dodici anni con Simonit & Sirch si riflette nella cura di ogni pianta: la salute e la longevità della vite sono il punto di partenza. La vendemmia avviene parcella per parcella, seguendo i tempi di maturazione di ciascun cru. Le uve arrivano in cantina con i raspi, senza diraspatura: Nikolas le lascia fermentare spontaneamente in vasche di cemento e botti di legno. Il vino matura poi sui lieviti negli stessi contenitori per periodi prolungati. Al momento dell'imbottigliamento non interviene con chiarifiche né filtrazione, e i solfiti vengono aggiunti solo in dosi minime quando necessario. La produzione si aggira intorno alle 6.000 bottiglie annue.

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Collio Goriziano e Brda

"<p>Il <strong>Collio Goriziano</strong> e il suo gemello sloveno <strong>Brda</strong> — entrambi derivati dalla parola che in friulano e in sloveno significa semplicemente «colline» — formano un unico sistema collinare nella parte nord-occidentale della provincia di <strong>Gorizia</strong>, interrotto solo da un confine di stato che attraversa il paesaggio senza che la geografia se ne accorga. A ovest il comprensorio è delimitato dal fiume <strong>Isonzo</strong>, a est si estende oltre il confine italiano nel territorio di <strong>Goriška Brda</strong> in Slovenia. Le colline si alzano dolcemente tra i <strong>50 e i 350 metri</strong>, con versanti esposti prevalentemente a sud e sud-est verso la pianura friulana.<br><br>È uno dei paesaggi vitivinicoli più coesi d'Europa: un mosaico di vigneti, frutteti e boschi su colline arrotondate dove la diversità ampelografica è straordinaria — varietà autoctone e internazionali convivono su una superficie che non raggiunge i cento chilometri quadrati, divisa a metà da una frontiera.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>flysch dell'Eocene</strong>: la cosiddetta <strong>ponca</strong> — in friulano — o <em>opoka</em> in sloveno — è una successione alternata di strati di <strong>marna calcarea e arenaria friabile</strong> depositata in ambiente marino profondo <strong>40-50 milioni di anni fa</strong>. Questa struttura a millefoglie geologica si sgretola facilmente all'aria e all'acqua, creando un suolo friabile e ben drenante che si scalda rapidamente in primavera. Le radici della vite seguono gli strati più morbidi della marna, penetrando in profondità.<br><br>Il clima è di transizione <strong>sub-mediterranea</strong>: l'<strong>Adriatico</strong>, a circa 30 chilometri, mitiga le temperature con brezze secche da sud; le Alpi Giulie a nord proteggono dai venti freddi più estremi. Le precipitazioni sono abbondanti — circa <strong>1400-1600 mm annui</strong> — ma il drenaggio rapido della ponca evita ristagni. Le escursioni termiche autunnali favoriscono la maturazione lenta e l'accumulo di aromi.</p><h3>Storia</h3><p>Il Collio ha una storia vitivinicola valorizzata in epoca <strong>asburgica</strong>, quando faceva parte dell'Impero austro-ungarico e i vini del Collio erano apprezzati a <strong>Trieste e a Gorizia</strong>. Dopo la Prima Guerra Mondiale il confine trasforma la zona in territorio di frontiera italiana; dopo la Seconda il confine si sposta ancora dividendo il Collio dalla Brda slovena, tagliando a metà proprietà e famiglie. La <strong>DOC Collio</strong> viene istituita nel <strong>1968</strong>, tra le prime in Italia.<br><br>La <strong>Ribolla Gialla</strong> — varietà bianca autoctona di origine probabilmente medievale — viene riscoperta e valorizzata come simbolo dell'identità locale. Tra gli <strong>anni Settanta e Ottanta</strong> alcuni produttori iniziano a sperimentare con macerazioni prolungate sulle bucce per i bianchi, pratica che sarà poi associata internazionalmente al Collio e al Brda.</p><h3>Oggi</h3><p>I <strong>bianchi macerati</strong> — skin contact wines, vini ramati — hanno trovato nel Collio e nella Brda uno dei loro territori di riferimento mondiale. La <strong>Ribolla Gialla</strong>, con l'alta acidità naturale e le bucce spesse, si presta particolarmente alle macerazioni lunghe che possono durare da pochi giorni a diversi mesi: il vino emerge con colore <strong>ambrato</strong>, tannini percettibili e complessità aromatica lontana dalla versione bianca convenzionale.<br><br>La <strong>ponca</strong> ha un ruolo centrale in questa tradizione: il suolo friabile e ben drenante produce uve con acidità alta e mineralità che emerge chiaramente nei vini non interventisti. Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> si sono diffusi in modo significativo, con diversi produttori che hanno abbandonato erbicidi e pesticidi di sintesi nel corso degli <strong>anni Novanta e Duemila</strong>, spesso in parallelo con il ritorno alle pratiche tradizionali in cantina.<br><br>Con l'apertura dei confini nell'era <strong>Schengen</strong>, le collaborazioni tra produttori dei due lati si sono intensificate, rendendo il Collio/Brda un sistema produttivo sempre più integrato, anche se le normative delle denominazioni rimangono separate.<br><br>La <strong>Friulano</strong> — varietà bianca che i locali continuano a chiamare Tocai — occupa ancora una parte significativa dei vigneti del Collio su entrambi i lati del confine: su ponca esprime un profilo che va dall'erbaceo fresco al mandorlato secondo l'annata e la posizione, con una sapidità persistente che emerge chiaramente nelle versioni senza chiarificazione. Le macerazioni sulle bucce per il Friulano — più brevi rispetto alla Ribolla — si sono diffuse come modo di aggiungere struttura senza coprire il profilo varietale con il legno, producendo bianchi con colore paglierino intenso e tannini fini che tengono benissimo tre o quattro anni di bottiglia.</p>"

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Collio Goriziano e Brda

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