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Kmetija Štekar
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Kmetija Štekar

Janko e Tamara Štekar coltivano poco più di 6 ettari a Snežatno, nel Goriška Brda sloveno, su suoli di ponca a 180 m s.l.m. Un'azienda documentata dal 1672, oggi cantina naturale con fermentazioni spontanee e vinificazione secondo la tradizione maceratoria del Collio sloveno.

Snežatno, nel cuore del Goriška Brda, guarda l'orizzonte dove le colline slovene si fondono con quelle del Collio italiano senza che il paesaggio tradisca il confine. Il Goriška Brda è il versante sloveno del Collio: stesse colline, stesse alternanze di marne e arenarie della ponca, stesso clima influenzato sia dall'Adriatico che dalle Alpi Giulie. Il villaggio di Snežatno, nel cuore dell'area, è dove la famiglia Štekar radica da generazioni. Le colline di Brda sono terrazzate da secoli: ogni pezza di terra ricavata sui versanti ripidi racconta il lavoro delle generazioni precedenti. I suoli, a base di marne e arenarie, offrono buon drenaggio e una mineralità che si ritrova nei vini bianchi della zona. L'altitudine delle parcelle varia, con esposizioni che catturano il sole nelle ore centrali della giornata. La brezza dal mare e quella che scende dai monti si alternano tra i filari, abbassando l'umidità e riducendo il rischio di malattie fungine. Il paesaggio intorno a Snežatno è quello classico del Brda: vigneti, olivi, ciliegi selvatici, con il bianco delle Alpi in lontananza.

Kmetija Štekar

La famiglia Štekar è documentata su questa terra dal 1672. Nei primi anni Novanta Emil Štekar, nonno dell'attuale proprietario, ristruttura l'azienda in modo significativo, portandola dalla dimensione contadina alla produzione in bottiglia. Oggi Janko Štekar e sua moglie Tamara gestiscono la cantina insieme a un bed & breakfast dove ospitano visitatori tutto l'anno: le stanze guardano i vigneti, i pasti servono ingredienti prodotti in azienda: prosciutto stagionato nelle cantine, formaggi, salumi. Una stanza del sotterraneo funge da sala di stagionatura per i salumi. Il territorio si racconta attraverso il cibo e il vino insieme: Janko non separa le due cose. Non tutte le annate vengono vinificate: se la vendemmia non raggiunge il livello che Janko considera ottimale, le uve non entrano in cantina.

I poco più di 6 ettari di vigneto si distribuiscono su terrazze ripide intorno a Snežatno e Kojsko, a circa 180 metri di altitudine con esposizione sud e sud-ovest. Le varietà sono quelle storiche del Brda: Rebula (Ribolla Gialla), Malvazija, Pinot Grigio, Picolit, Verduzzo e Friulano per i bianchi, Merlot per i rossi. La gestione è biologica, senza prodotti di sintesi, e il clima ventilato del Brda aiuta: la bora da est abbassa l'umidità e riduce la pressione fungina in modo naturale. In cantina Janko segue la tradizione maceratoria locale, con contatti prolungati sulle bucce e fermentazioni che partono dai lieviti indigeni senza interventi esterni. Non aggiunge additivi chimici, non corregge, non filtra prima dell'imbottigliamento.

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Collio Goriziano e Brda

"<p>Il <strong>Collio Goriziano</strong> e il suo gemello sloveno <strong>Brda</strong> — entrambi derivati dalla parola che in friulano e in sloveno significa semplicemente «colline» — formano un unico sistema collinare nella parte nord-occidentale della provincia di <strong>Gorizia</strong>, interrotto solo da un confine di stato che attraversa il paesaggio senza che la geografia se ne accorga. A ovest il comprensorio è delimitato dal fiume <strong>Isonzo</strong>, a est si estende oltre il confine italiano nel territorio di <strong>Goriška Brda</strong> in Slovenia. Le colline si alzano dolcemente tra i <strong>50 e i 350 metri</strong>, con versanti esposti prevalentemente a sud e sud-est verso la pianura friulana.<br><br>È uno dei paesaggi vitivinicoli più coesi d'Europa: un mosaico di vigneti, frutteti e boschi su colline arrotondate dove la diversità ampelografica è straordinaria — varietà autoctone e internazionali convivono su una superficie che non raggiunge i cento chilometri quadrati, divisa a metà da una frontiera.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>flysch dell'Eocene</strong>: la cosiddetta <strong>ponca</strong> — in friulano — o <em>opoka</em> in sloveno — è una successione alternata di strati di <strong>marna calcarea e arenaria friabile</strong> depositata in ambiente marino profondo <strong>40-50 milioni di anni fa</strong>. Questa struttura a millefoglie geologica si sgretola facilmente all'aria e all'acqua, creando un suolo friabile e ben drenante che si scalda rapidamente in primavera. Le radici della vite seguono gli strati più morbidi della marna, penetrando in profondità.<br><br>Il clima è di transizione <strong>sub-mediterranea</strong>: l'<strong>Adriatico</strong>, a circa 30 chilometri, mitiga le temperature con brezze secche da sud; le Alpi Giulie a nord proteggono dai venti freddi più estremi. Le precipitazioni sono abbondanti — circa <strong>1400-1600 mm annui</strong> — ma il drenaggio rapido della ponca evita ristagni. Le escursioni termiche autunnali favoriscono la maturazione lenta e l'accumulo di aromi.</p><h3>Storia</h3><p>Il Collio ha una storia vitivinicola valorizzata in epoca <strong>asburgica</strong>, quando faceva parte dell'Impero austro-ungarico e i vini del Collio erano apprezzati a <strong>Trieste e a Gorizia</strong>. Dopo la Prima Guerra Mondiale il confine trasforma la zona in territorio di frontiera italiana; dopo la Seconda il confine si sposta ancora dividendo il Collio dalla Brda slovena, tagliando a metà proprietà e famiglie. La <strong>DOC Collio</strong> viene istituita nel <strong>1968</strong>, tra le prime in Italia.<br><br>La <strong>Ribolla Gialla</strong> — varietà bianca autoctona di origine probabilmente medievale — viene riscoperta e valorizzata come simbolo dell'identità locale. Tra gli <strong>anni Settanta e Ottanta</strong> alcuni produttori iniziano a sperimentare con macerazioni prolungate sulle bucce per i bianchi, pratica che sarà poi associata internazionalmente al Collio e al Brda.</p><h3>Oggi</h3><p>I <strong>bianchi macerati</strong> — skin contact wines, vini ramati — hanno trovato nel Collio e nella Brda uno dei loro territori di riferimento mondiale. La <strong>Ribolla Gialla</strong>, con l'alta acidità naturale e le bucce spesse, si presta particolarmente alle macerazioni lunghe che possono durare da pochi giorni a diversi mesi: il vino emerge con colore <strong>ambrato</strong>, tannini percettibili e complessità aromatica lontana dalla versione bianca convenzionale.<br><br>La <strong>ponca</strong> ha un ruolo centrale in questa tradizione: il suolo friabile e ben drenante produce uve con acidità alta e mineralità che emerge chiaramente nei vini non interventisti. Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> si sono diffusi in modo significativo, con diversi produttori che hanno abbandonato erbicidi e pesticidi di sintesi nel corso degli <strong>anni Novanta e Duemila</strong>, spesso in parallelo con il ritorno alle pratiche tradizionali in cantina.<br><br>Con l'apertura dei confini nell'era <strong>Schengen</strong>, le collaborazioni tra produttori dei due lati si sono intensificate, rendendo il Collio/Brda un sistema produttivo sempre più integrato, anche se le normative delle denominazioni rimangono separate.<br><br>La <strong>Friulano</strong> — varietà bianca che i locali continuano a chiamare Tocai — occupa ancora una parte significativa dei vigneti del Collio su entrambi i lati del confine: su ponca esprime un profilo che va dall'erbaceo fresco al mandorlato secondo l'annata e la posizione, con una sapidità persistente che emerge chiaramente nelle versioni senza chiarificazione. Le macerazioni sulle bucce per il Friulano — più brevi rispetto alla Ribolla — si sono diffuse come modo di aggiungere struttura senza coprire il profilo varietale con il legno, producendo bianchi con colore paglierino intenso e tannini fini che tengono benissimo tre o quattro anni di bottiglia.</p>"

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