Alessandro Viola coltiva 7 ettari sul fianco del Monte Bonifato alle spalle di Alcamo, in Sicilia occidentale, su suoli calcarei tra le contrade Fastuchera e Pietralupo. Biologico dal 2003, fermentazioni spontanee, zero solfiti aggiunti.
Il Monte Bonifato svetta alle spalle di Alcamo, rilievo calcareo che domina la piana siciliana tra le province di Trapani e Palermo. Sul fianco meridionale della montagna, a quattrocento metri di altitudine, si apre la contrada Fastuchera: è qui che cresce parte dei sette ettari vitati che Alessandro Viola coltiva in questa zona. L'altra parcella — contrada Pietra Rinosa, più vicina ad Alcamo nel fondovalle — presenta suolo diverso: argilloso e compatto, che trattiene l'umidità nei mesi più caldi, mentre i terreni calcarei del Bonifato drenano velocemente e costringono le radici a scendere in profondità per trovare acqua. Questa duplice natura imprime caratteri diversi alle uve pur all'interno della stessa struttura climatica: la Sicilia occidentale ha estati lunghe e siccitose, un sole che colpisce diretto per molte ore del giorno, e un vento che risale dai rilievi di notte abbassando le temperature e mantenendo una certa freschezza nei vigneti in quota.
La famiglia Viola coltiva vigne ad Alcamo da generazioni. Il padre di Alessandro, Aldo, produceva vino per consumo domestico — un fatto comune in questa parte di Sicilia contadina, dove ogni famiglia aveva qualche filare e una piccola cantina. Alessandro cresce con quel vino di casa, poi si laurea in enologia e lascia la Sicilia per fare esperienza. Prima in Piemonte, dove studia il lavoro nelle cantine delle Langhe su vitigni come Nebbiolo e Barbera. Poi sull'Etna, dove incontra un approccio opposto al mainstream enologico dell'epoca: meno intervento, ascolto del territorio, riduzione degli additivi in cantina. Quelle due esperienze lo segnano in modi complementari. Torna ad Alcamo alla fine degli anni Novanta con un'idea precisa: trasformare l'azienda di famiglia in un progetto commerciale, ma senza rinunciare alla semplicità che aveva visto funzionare con suo padre. Nei primi anni Duemila ottiene la certificazione biologica, scelta non scontata per la Sicilia di quel periodo. L'approccio che costruisce in quegli anni — viticoltura senza sintesi, cantina senza manipolazioni — rimane il filo conduttore del suo lavoro.
Tra i vitigni coltivati Catarratto e Grillo sui terreni calcarei, Nero d'Avola e Nerello Mascalese tra i rossi. La gestione è biologica certificata, con lavoro interamente manuale tra i filari: nessun diserbante chimico, nessun concime di sintesi, inerbimento spontaneo tra le vigne che accompagna la vite nel suo ciclo stagionale. Alessandro interviene per la potatura, la gestione della chioma, il controllo delle malattie con soli prodotti ammessi in biologico. La vendemmia avviene a mano in tempi diversi a seconda della contrada e del vitigno: Fastuchera e Pietra Rinosa maturano con ritmi sfasati, così le uve arrivano in cantina per lotti separati. In cantina le uve fermentano spontaneamente, senza lieviti selezionati, con macerazione sulle bucce i cui tempi variano a seconda della varietà e dell'andamento dell'annata. Il vino matura poi senza chiarifica e senza filtrazione, imbottigliato senza aggiunta di prodotti di sintesi. Quello che entra nella bottiglia è solo ciò che le uve hanno prodotto nel corso del processo naturale.