Alessandro e Eleonora guidano la cantina fondata nel 2005 da Pietro Gobbetti vicino a Manciano, Maremma Toscana. 5 ettari su suoli vulcanici. Sangiovese, Ciliegiolo, Procanico. Biologico, fermentazioni spontanee.
La Maremma Toscana meridionale, nell'area intorno a Manciano, è tra le zone più promettenti e meno celebrate della viticoltura toscana. Lontana dal turismo di massa che percorre Chianti e Montalcino, offre un territorio selvaggio, asciutto e ventilato, dove i vigneti crescono a quote relativamente elevate tra boschi di macchia mediterranea. Poggio Cagnano si trova in questa fascia: un'altura nella Maremma grossetana da cui si domina il paesaggio circostante. I 5 ettari di vigneto sono certificati biologici e si trovano ad alta quota rispetto alla media maremmana, in una zona descritta per la sua «spiccata mineralità». I suoli, le escursioni termiche e il vento marino che risale dall'Argentario contribuiscono a dare ai vini salinità e tensione che i produttori della zona chiamano carattere maremmano distintivo.
Pietro Gobbetti inizia il recupero della proprietà nel 2005, partendo da un antico uliveto di cinque ettari rimesso in produzione. L'anno successivo, nel 2006, pianta il primo ettaro di vigneto sul top della collina. Il progetto cresce gradualmente, fino ad arrivare ai cinque ettari attuali. Oggi la guida è passata al figlio Alessandro e alla compagna Eleonora, che hanno come obiettivo di far crescere Poggio Cagnano nei contesti più attenti al vino di piccola produzione, mantenendo ferma l'identità di partenza: vini prodotti con metodi naturali, biologici certificati, che raccontano uno degli angoli più interessanti della Maremma senza cedere all'omologazione commerciale.
I vini di Poggio Cagnano nascono da quello che Alessandro definisce «vinificazioni su misura e affinamenti gentili»: ogni vitigno e ogni parcella riceve un trattamento calibrato sulla propria specificità, senza applicare un protocollo uniforme anno dopo anno. I vini maturano in cemento, acciaio e — quando la struttura lo richiede — piccole botti di rovere, per periodi calibrati sull'andamento della singola annata. Il vigneto è certificato biologico: nessun erbicida, nessun insetticida, nessun fertilizzante di sintesi. Le fermentazioni seguono i propri tempi con i lieviti indigeni. Ogni bottiglia che esce da Poggio Cagnano porta il segno dell'altitudine e del vento maremmano — una tensione salina che Alessandro considera il carattere distintivo di questa parte della Maremma meridionale. Tutto il vigneto è certificato biologico. I vini descritti da Alessandro come «tesi, salini, profondi» raccontano la quota, il vento e il suolo della Maremma meridionale, in una zona che pochi ancora conoscono ma che lui e Eleonora hanno scelto come campo di lavoro.