A Manciano, nel cuore della Maremma toscana, il paesaggio cambia ogni pochi chilometri. La costa dell’Argentario non è lontana, il Monte Amiata chiude l’orizzonte e l’altitudine — quasi cinquecento metri — regala luce, vento e notti fresche. È qui che nasce Poggio Cagnano, su un colle che un tempo era completamente abbandonato.
Nel 2002, Pietro Gobbetti decide di prenderlo in mano, dopo più di trent’anni di silenzio. Il primo passo è stato il recupero di un antico uliveto, poi, quattro anni dopo, la messa a dimora delle prime viti. La collina ha preso di nuovo vita, pezzo dopo pezzo, intorno a un’idea di agricoltura rispettosa e concreta.
Nel 2015, il progetto si allarga. Alessandro, il figlio di Pietro, torna dopo alcune esperienze tra la Nuova Zelanda e Londra. Scelte diverse, mondi lontani, ma alla fine prevale il desiderio di tornare alle radici. Inizia a lavorare accanto al padre, imparando passo dopo passo, e oggi conduce l’azienda insieme a Eleonora, sua compagna, che porta con sé un altro sguardo, un’altra sensibilità, cresciuta anche attraverso il suo lavoro di pasticciera.
Le prime bottiglie arrivano nel 2014. Oggi Poggio Cagnano è un’azienda agricola in crescita, con l’obiettivo di arrivare gradualmente a una produzione di circa 25.000 bottiglie annue. I vigneti si estendono per cinque ettari, tutti certificati biologici, e si trovano in una delle zone più promettenti della Maremma, dove la viticoltura si esprime con vini tesi, salini, profondi.
Le vigne hanno tra i dieci e i vent’anni, piantate su suoli sabbiosi, ricchi di galestro e arenaria. Una composizione che esalta freschezza e finezza, senza sacrificare struttura e identità. La scelta varietale guarda soprattutto ai vitigni autoctoni della Toscana e del Mediterraneo: Vermentino, Ansonica, Sangiovese, Alicante, Ciliegiolo.
Tutto viene coltivato in modo naturale, senza interventi chimici, con una forte attenzione alla biodiversità e alla vitalità dei suoli. Anche in cantina si segue lo stesso approccio: fermentazioni spontanee, niente forzature, solfiti al minimo. Ogni vino nasce con l’intenzione di raccontare questo luogo — senza filtri, senza scorciatoie.
