Natalino Del Prete coltiva 7 ettari di viti fino a 80 anni a Guagnano e San Donaci, nel Salento, Puglia. Biologico dal 1994. Primitivo, Negroamaro, Susumaniello. Fermentazioni spontanee, affinamento in cemento e legno.
Le viti di Guagnano e San Donaci hanno fino a ottant'anni: radici formate quando il Salento era ancora un'economia prevalentemente agricola e la chimica pesante non aveva trasformato la gestione delle campagne. La punta dello stivale pugliese si apre tra il mare Adriatico e quello Ionio, ulivi e vigneti in fila su suoli rossi che assorbono il sole del Mediterraneo meridionale. Guagnano e San Donaci, in provincia di Lecce e Brindisi, sono al cuore di questa viticoltura da secoli: Negroamaro, Malvasia Nera e Primitivo vi crescono in condizioni di caldo estremo, siccità estiva e vento di tramontana che asciuga le foglie e concentra le uve. Natalino Del Prete coltiva le proprie vigne in questi due comuni, dove è nata la sua cantina e dove lavora la terra a ritmi che non sono cambiati da generazioni. Le viti più vecchie hanno fino a ottant'anni: radici profonde in suoli che hanno smesso di essere lavorati con la chimica decenni fa. Il paesaggio intorno alla cantina porta ancora i segni del Salento agricolo pre-industriale.
Natalino rappresenta la terza generazione di viticoltori della sua famiglia in questa zona del Salento. Non ha interrotto la tradizione del lavoro manuale in vigna — ogni operazione è fatta a mano — e nel 1994 ha formalizzato la propria gestione ottenendo la certificazione biologica, una delle prime in Puglia per un produttore di questa dimensione. La sua filosofia è quella del vero agricoltore: nessun fertilizzante chimico, nessuna irrigazione, aratura minima. Il terreno vive con le sue risorse, le viti soffrono e si adattano. Questa austerità agronomica ha costruito nel tempo una reputazione come produttore di riferimento per la viticoltura naturale salentina, un punto di orientamento per chi cerca le varietà storiche del Tacco d'Italia.
Le fermentazioni avvengono spontaneamente con i soli lieviti indigeni, seguendo le tradizioni locali che Natalino pratica senza etichette filosofiche. Il vino affina poi in grandi vasche di cemento e in vasche sotterranee, contenitori neutri che preservano la freschezza del vino senza cedere tannini dal legno. Nessun additivo durante le operazioni, nessun intervento correttivo. Prima dell'imbottigliamento i vini non vengono filtrati. Salento più antico sa trasmettere quando qualcuno si prende la cura di ascoltarlo. Le varietà — Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera — esprimono in bottiglia il calore, la sapidità e la profondità del Salento più antico.