Le famiglie Portelli-Puleo e Angileri uniscono 7 ettari in nove parcelle di viti centenarie tra Marsala e Mazara del Vallo, Sicilia occidentale. Grillo e Catarratto ad alberello. Biologico, fermentazioni spontanee.
La punta occidentale della Sicilia, tra Marsala e Mazara del Vallo, guarda il Canale di Sicilia e il Mediterraneo centrale. Qui il vento soffia quasi incessante da ovest, il sale marino si deposita sulle foglie dei vigneti, la luce è intensa tutto l'anno. Le famiglie che hanno vissuto in questa zona per generazioni hanno costruito la propria esistenza intrecciando viti, sale e tonno. I 7 ettari di Viteadovest — distribuiti su nove parcelle tra i comuni di Marsala e Mazara del Vallo — sono coltivati a vite da oltre cento anni: piante che hanno attraversato il Novecento, la meccanizzazione agricola, il crollo del mercato delle uve da sfuso, mantenendo la propria identità radiale. Il nome «Viteadovest» riflette la posizione geografica: vigneti sull'estremo lembo occidentale della Sicilia, esposti ai venti marini da ovest, allevati ad alberello su suoli calcareo-argillosi.
Per decenni le famiglie Portelli-Puleo e Angileri hanno venduto le proprie uve alle grandi cooperative e alle fabbriche di vino di Marsala — il mercato che per generazioni ha dominato l'economia viticola del trapanese. La svolta arriva quando le due famiglie decidono di unire i rispettivi vigneti in un progetto autonomo. Vincenzo Angileri, enologo della famiglia Angileri, guida la produzione. Il cugino Leonardo Angileri ha avviato un progetto parallelo e autonomo con l'etichetta Istinto Naturale. Viteadovest nasce dunque dalla fusione di due storie familiari che si conoscevano già — i terreni confinano, la storia del chiano è comune — e dalla volontà di smettere di cedere le uve a terzi per raccontare invece il territorio con bottiglia propria.
I vigneti sono tutti ad alberello, la forma d'allevamento tradizionale della Sicilia occidentale costiera, resistente al vento e adatta al clima siccitoso. Il vigneto segue i metodi del biologico. Tra i vitigni principali si coltivano Grillo e Catarratto per i bianchi, Nero d'Avola per i rossi: varietà autoctone che su questi suoli calcareo-argillosi costieri esprimono la salinità e il calore del Mediterraneo occidentale. Vincenzo lavora con fermentazioni spontanee; i vini non subiscono trattamenti eccessivi prima dell'imbottigliamento. La produzione punta a esprimere il carattere del territorio e delle viti centenarie senza mascherature enologiche. Le due famiglie imbottigliano in proprio dall'avvio del progetto, dopo decenni di conferimento delle uve alle cooperative del trapanese.