Daniele Corrotti e Barbara Toschi fondano nel 2012 Sàgona a Loro Ciuffenna, sul Pratomagno, Toscana. 5 ettari a 500 m, viti quarantenni. Sangiovese, Malvasia Bianca, Trebbiano e varietà tradizionali del Valdarno. Biologico, fermentazioni spontanee.
Il Pratomagno è il massiccio montuoso che divide il Valdarno aretino dal Casentino, nel cuore della Toscana orientale. Sulle sue pendici, nel comune di Loro Ciuffenna, Daniele Corrotti e Barbara Toschi hanno costruito il progetto Sàgona su piccoli poderi contadini presi in affitto — parcelle di terra organizzate secondo l'agricoltura di sussistenza tipica di questa Toscana minore: accanto ai vigneti si trovano oliveti, seminativi e alberi da frutto. Il paesaggio è quello del Valdarno superiore, lontano dai circuiti turistici del Chianti e del Brunello: «bella ma poco conosciuta, attraversata da un turismo discreto», come Daniele stesso descrive. I suoli sono di sabbia, limo e arenaria — sedimentari, drenanti, con buona capacità termoregolatrice. Le vigne si trovano tra i 300 e i 500 metri di altitudine, con esposizioni sud-est che catturano il sole nelle ore centrali della giornata.
Daniele Corrotti e Barbara Toschi fondano Sàgona nel marzo 2012. La conduzione è biologica certificata da Suolo e Salute, con un percorso in conversione verso la biodinamica. Le viti hanno un'età media di 40 anni — piante formate nel periodo del dopoguerra, quando il Valdarno era ancora una zona di agricoltura contadina diversificata. Le varietà coltivate comprendono il Sangiovese, la Malvasia Nera, il Colorino del Valdarno, il Ciliegiolo, il Canaiolo e il Trebbiano — una palette ampelografica che racconta la Toscana rurale tradizionale, lontana dalle monoculture commerciali. Nel 2015 Daniele e Barbara aprono un'osteria all'interno dell'azienda con dodici posti a sedere: il vino e il cibo si raccontano insieme. Hanno fondato l'Associazione dei Produttori del Pratomagno, un progetto collettivo per costruire identità e comunità in un territorio a rischio di abbandono.
La vendemmia inizia di solito nella prima settimana di settembre, a mano. I vigneti sono trattati con rame e zolfo come unici anticrittogamici e concimati con sovesci e compost. In cantina Daniele lavora senza lieviti selezionati, con fermentazioni spontanee avviate dai lieviti indigeni presenti sulle uve. Tra i vitigni coltivati principalmente Sangiovese per i rossi, con Malvasia Nera, Colorino del Valdarno, Ciliegiolo e Canaiolo; Malvasia Bianca e Trebbiano per i bianchi — la palette delle varietà tradizionali del Valdarno. I rossi affinano in acciaio e cemento per diversi mesi; nessuna filtrazione aggressiva. La produzione annua si aggira intorno alle 25.000 bottiglie. L’osteria dell’azienda — dodici coperti — racconta la stessa filosofia del vino applicata al cibo: ingredienti di territorio, poca mediazione, massima riconoscibilità.