Vito D'Onghia coltiva 15 ettari della Masseria San Francesco su suoli calcarei a Mottola, nella Terra delle Gravine, Puglia. Bianco d'Alessano e varietà autoctone pugliesi. Biologico, fermentazioni spontanee.
Le gravine sono canyon scavati dall'acqua nel calcare della Murgia: spaccature profonde che dividono la terra coltivata dal vuoto, modellando un paesaggio rupestre intorno a Mottola che non assomiglia ad altre zone della Puglia. La Terra delle Gravine è tra le zone meno celebrate della regione, eppure tra le più caratteristiche: un paesaggio rupestre modellato dall'erosione carsica, dove le gravine — profondi canyon ricavati dall'acqua nella roccia calcarea — dividono le pianure della Murgia dai versanti che scendono verso il Mar Ionio. Mottola, in provincia di Taranto, è il centro di questo territorio: un comune medievale strategico tra la costa ionica e l'entroterra murgiano, circondato da boschi e macchia mediterranea, a pochi chilometri dal Golfo di Taranto. I suoli della Masseria San Francesco, dove Vito D'Onghia coltiva i vigneti di Petracavallo, sono calcareo-argillosi, con la tipica «terra rossa» pugliese che si forma dalla dissoluzione delle rocce calcaree — suoli ricchi di ossidi di ferro, con buona capacità idrica nonostante la siccità estiva. Il paesaggio carsico intorno alla masseria porta le tracce dei villaggi rupestri — insediamenti scavati nella roccia nei secoli passati — che convivono con la vite e l'ulivo.
La Masseria San Francesco è una delle grandi fattorie rurali pugliesi con una storia secolare, strettamente intrecciata con il territorio e con le famiglie contadine che l'hanno attraversata. Vito D'Onghia ha radici in questo posto e lavora le vigne con un'ispirazione dichiarata: vuole produrre il vino come lo produceva il nonno, usando il torchio antico, senza aiuti chimici, rispettando la biodiversità. Il progetto si chiama Petracavallo — un riferimento alla pietra e al territorio carsico. Con 15 ettari complessivi, coltiva esclusivamente varietà autoctone pugliesi: il Primitivo, la Malvasia Nera, il Negroamaro per i rossi; il Bianco di Alessano e il Fiano Minutolo per i bianchi — quest'ultimo vitigno quasi scomparso, salvato dal rischio di estinzione dalla volontà di alcuni produttori all'inizio del 2000.
La conduzione del vigneto segue principi biologici: nessun prodotto di sintesi, rispetto della biodiversità. Tutte le uve sono di proprietà e la vendemmia è manuale, in cassette. Le varietà bianche ricevono un contatto breve con le bucce — il Fiano Minutolo prevede circa 12 ore di macerazione — per estrarre aromi e struttura senza astringenza. Segue un affinamento di 6 mesi in acciaio. I rossi maturano in contenitori adatti prima dell'imbottigliamento. Il risultato vuole essere l'espressione diretta di un territorio che Vito stesso descrive come «sconosciuto e ancora da scoprire»: la Terra delle Gravine, con la sua bellezza difficile e la sua storia millenniare.