Francesco Testa, cantautore italiano, recupera 0,4 ettari ad alberello degli anni '50-'60 in Galizia, zona di Valdeorras, Spagna. Garnacha Tintorera e Palomino su ardesia e granito. Biologico, fermentazioni spontanee.
Nella Galizia interna di Valdeorras, a 600 metri su ardesia e granito, le viti di Pequena Adega Romana hanno tra i sessanta e i settant'anni: piante formate quando il mercato del vino era esclusivamente locale. Valdeorras è una delle denominazioni più interessanti della Galizia, nella provincia di Ourense, dove le montagne dell'estremo nordovest spagnolo cedono il passo a vallate percorse dal río Sil. A circa 600 metri di altitudine, i vigneti di Pequena Adega Romana si trovano su suoli di ardesia e granito tipici della Galizia montana: terreni poveri, drenanti, che costringono le radici a lavorare in profondità. Le viti sono allevate ad alberello, la forma tradizionale di questa regione dove il vento e il terreno irregolare rendono il filo basso rischioso per le piante. Tra le varietà presenti dominano la Garnacha Tintorera (Alicante Bouschet) e il Palomino per i bianchi, con presenze di Godello, Treixadura e Mencía — un mosaico ampelografico che racconta la complessità del paesaggio varietale galiciano. Le viti più vecchie hanno tra i 60 e i 70 anni: piante formate in epoche in cui il mercato del vino era esclusivamente locale.
Francesco Testa è italiano — cantautore di mestiere — e arriva in Galizia con un forte interesse per il vino naturale e la curiosità per un territorio poco esplorato dalle rotte internazionali. Trova e recupera 0,4 ettari di vecchie viti nella zona di Valdeorras, un appezzamento microscopico che in altre regioni sarebbe troppo piccolo per essere considerato commercialmente. In Galizia, dove la viticoltura è storicamente parcellizzata e tradizionale, ha senso. Nei primi anni collabora con La Perdida, un'altra cantina naturale galiziana, usando le loro strutture per la vinificazione. La piccola dimensione è una scelta tanto quanto un limite: permettere a poche centinaia di bottiglie di esprimere fedelmente il carattere di quattro decimi di ettaro di terra atlantica.
In cantina Francesco usa esclusivamente tinajas, le anfore di terracotta tradizionali spagnole — simili per principio ai qvevri georgiani, diverse nella forma e nella porosità. Le uve fermentano spontaneamente nelle tinajas; il vino poi affina nelle stesse anfore. Nessun legno, nessun acciaio, nessun additivo. Le co-fermentazioni tra varietà diverse sono frequenti: il vino Barbarus unisce Garnacha Tintorera e Palomino nello stesso contenitore; il Galerno mescola Garnacha e Godello. La terracotta interagisce con il vino in modo diverso dalla ceramica vetrificata dei qvevri: più permeabile, cede micro-quantità di minerali e permette un'ossigenazione lenta. I vini portano l’impronta dei suoli di ardesia e granito: acidità atlantica, mineralità rocciosa.