Nicola Finotto coltiva a San Nicola dell'Alto, borgo arbëreshë di 744 anime a 575 m sul versante ionico della Calabria, tra il Monte San Michele e le Terre dell'Alto Crotonese. Gaglioppo, Greco Bianco, Malvasia su suoli argillosi e calcarei. Biologico, fermentazioni spontanee.
San Nicola dell'Alto sorge a 575 metri sul livello del mare, tra il Monte San Michele e la Pizzuta, in una posizione che guarda l'Ionio senza raggiungerlo. Il paese fa parte dei centri arbëreshë della Calabria: fondato nel XV secolo da profughi albanesi in fuga dall'avanzata ottomana, conserva ancora oggi la lingua, i riti ortodossi e una memoria culturale distinta dal resto della regione circostante. Il nome scelto da Nicola e Michele per la loro cantina viene da qui: menatë, in arbëreshë, significa domani. L'entroterra crotonese a questa quota ha un carattere doppio: vicino alla costa ionica per distanza, con i tornanti che scendono verso Cirò Marina in mezz'ora, ma continentale nel clima, con estati secche e inverni che si fanno sentire. I suoli delle colline intorno al paese sono prevalentemente arenacei, con componenti calcaree e argillose nelle zone più basse: è l'arenaria che definisce il carattere a queste quote, trattenendo minerali che ritornano nelle uve. Le varietà autoctone della zona, Gaglioppo, Greco Bianco, Greco Nero, Malvasia, Zibibbo, sono quelle che hanno storicamente occupato questi versanti, alternate agli uliveti e agli orti che caratterizzano ancora il paesaggio agricolo dell'Alto Crotonese.
Nicola Finotto viene da Crema, Michele Vitale da Milano. La vigna era del nonno di Michele: i vigneti di famiglia a San Nicola dell'Alto, in parte di proprietà e in parte in affitto nelle parcelle circostanti, per un totale di circa 1,4 ettari. Nicola aveva lavorato nell'importazione di vini artigianali georgiani e nella selezione di caffè in America Latina, e aveva vissuto in Messico, quando Michele lo raggiunge e gli propone di rimettere insieme la cantina. La scelta di ripartire da quel posto, un borgo semi-disabitato raggiungibile solo percorrendo una strada piena di tornanti, non si spiega con la comodità. Si spiega con un'idea precisa di cosa fare e come farlo. La cantina si affaccia sulla strada provinciale, attigua al bar del paese. All'interno: cinque kvevri georgiani e sedici tinajas da 500-600 litri, interrati nel pavimento. È qui che i vini fermentano e maturano, senza controllo delle temperature e senza aggiunte di alcun tipo, inclusa la solforosa.
Nicola e Michele lavorano principalmente con Gaglioppo e Greco Bianco avvespato, a cui si aggiungono Malvasia, Zibibbo, Insolia, Greco Nero e Montepulciano secondo l'annata e le parcelle disponibili. L'approccio cambia vino per vino: alcuni passano per macerazioni più o meno lunghe, altri (come il Ji Jian) fermentano senza contatto con le bucce. Gli esperimenti sono continui, le etichette cambiano forma e numero di bottiglia in bottiglia. La produzione è contenuta. La strada per arrivare a San Nicola dell'Alto è piena di tornanti, come dice Nicola a chi glielo chiede, e chi ha la determinazione di percorrerla trova qualcosa che non si aspettava di trovare lassù.