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Matthias Orsett
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Matthias Orsett

Matthias Orsett, già collaboratore di Pierre Overnoy, coltiva da solo 1 ettaro tra Fully e Bex, nel Vallese svizzero. Viti fino a 100 anni su suoli scistosi. Fermentazioni spontanee, zero solfiti, imbottigliamento sotto tappo corona.

Da Fully a Bex, le parcelle di Matthias Orsett salgono tra i 460 e gli 870 metri di quota sulle rocce di gneiss del Vallese svizzero. Il cantone del Rodano, una valle stretta e profonda che corre da est a ovest tra le Alpi. Le vigne si aggrappano ai versanti ripidi esposti a sud, spesso a altitudini che nel resto dell'Europa vinicola sarebbero impensabili. Matthias Orsett lavora su parcelle nei comuni di Fully e Bex, tra 460 e 870 metri di quota, su suoli di gneiss e rocce metamorfiche che trasmettono mineralità e tensione alle uve. A 870 metri le vigne di Fully sono spesso sopra le nuvole nelle giornate invernali; l'aria è rarefatta, il sole è intenso, le notti sono fredde. I vitigni si adattano o soccombono. Matthias coltiva da solo 1 ettaro, con lavoro interamente manuale, soil left untilled, erba tagliata il più tardi possibile per favorire la biodiversità del suolo.

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La formazione di Matthias Orsett segue un percorso insolito. Lo incontra Simon di Café Clandestin di Poligny durante la vendemmia da Anthony Tortul (La Sorga, nella Loira). Alla fine della settimana Matthias sale nel furgone di Simon e compie la vendemmia al Jura, al domaine Les Valseuses. Vuole continuare a fare vino: Simon lo indirizza. La mattina dopo bussa alla porta di Pierre Overnoy — il vignaiolo di Pupillin che ha trasformato la storia del vino naturale francese. Overnoy lo accoglie e lo fa lavorare tra le vigne e la cantina per un anno intero. Nel 2021 Matthias torna in Svizzera e avvia il proprio progetto a Fully e Bex.

Al momento della vendemmia Matthias e un gruppo di amici raccolgono le uve in cassette da 20 kg. La diraspatura avviene manualmente con un setaccio tradizionale. La pigiatura usa un vecchio torchio verticale a cricchetto Marmonier. Ogni cuvée è vinificata per parcella e per vitigno — Garanoir (incrocio svizzero tra Gamay e Reichensteiner, selezionato per la resistenza alla muffa grigia), Pinot Noir e altri — per preservare l'identità di ogni parcella. I bianchi affinano 9 mesi in barrique sui lieviti fini; i rossi sono vinificati cercando frutto e freschezza, senza tecniche estrattive forzate. Le bottiglie vengono chiuse con tappo corona, per preservare freschezza ed evitare i difetti del sughero. Le etichette, realizzate dalla fotografa Angélique Stehli con la tecnica del cyanotype, riportano ogni anno una pianta diversa — achillea nel 2021, crescione selvatico nel 2022. La produzione annuale è minima — poche centinaia di casse — dimensione imposta dall'ettaro di vigna e dalla filosofia di controllo totale che Matthias ha sviluppato lavorando con Overnoy. Le etichette, realizzate con la tecnica del cyanotype, riportano ogni anno una pianta diversa: achillea, crescione selvatico, cicuta acquatica — un catalogo botanico del paesaggio vallesano che circonda le parcelle.

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Valais, Svizzera

"<p>Il <strong>Vallese</strong> — <em>Valais</em> in francese, <em>Wallis</em> in tedesco — è il più grande cantone viticolo della Svizzera, inciso nel cuore delle <strong>Alpi occidentali</strong> dalla valle del <strong>Rodano</strong> che lo percorre per oltre <strong>100 chilometri</strong> da Briga verso il Lago Lemano. La specificità di questo territorio è la sua posizione tra due catene montuose tra le più alte d'Europa — le <strong>Alpi Bernesi</strong> a nord e le <strong>Alpi Pennine</strong> a sud — che creano un effetto foehn che trasforma il Vallese nel cantone più secco della Svizzera: alcune stazioni meteorologiche registrano meno di <strong>500 mm annui</strong> di pioggia, meno di molte zone mediterranee. I vigneti sfruttano questo paradosso alpino su versanti che salgono fino a <strong>1100 metri</strong> di quota, tra i più alti d'Europa viticola.<br><br>La morfologia delle vigne vallesane è spettacolare: terrazzamenti stretti su pareti inclinate a volte oltre i <strong>50-60 gradi</strong>, con muretti a secco che ritmano il paesaggio dei versanti esposti a sud. La città di <strong>Sion</strong> — capoluogo del cantone — è il centro dell'attività vinicola, con i versanti delle colline di <strong>Salquenen, Vétroz e Conthey</strong> tra i più pregiati della zona.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia del Vallese è straordinariamente varia perché il Rodano attraversa in sequenza formazioni rocciose di epoche diverse. A est, verso Briga, le <strong>rocce cristalline</strong> — gneiss, graniti, scisti micacei — delle radici alpine coprono i versanti; procedendo verso ovest appaiono i <strong>calcari mesozoici</strong> e le <strong>marne</strong>, con suoli più profondi e fertili. In mezzo a queste formazioni si inseriscono <strong>depositi glaciali</strong> — morene, argille glaciali — lasciati dal ritiro del ghiacciaio del Rodano dopo l'ultima glaciazione.<br><br>Il clima è il dato caratterizzante: la siccità alpina del Vallese ha portato storicamente all'irrigazione sistematica dei vigneti tramite i <strong>bisses</strong> — canali d'acqua irrigua medievali ancora parzialmente in uso. Le temperature estive sono calde, protette dai venti dalle pareti alpine; le notti fresche anche in luglio e agosto per l'altitudine garantiscono escursioni termiche di 15-20 gradi che preservano acidità e finezza nelle uve. Il <strong>föhn</strong> da sud porta ondate di calore secco che accelerano la maturazione nelle ultime settimane.</p><h3>Storia</h3><p>Il Vallese è vinicolo dall'<strong>era romana</strong>: i trovamenti di dolia e anfore sui siti di Sion e Martigny testimoniano la produzione già nel I-II secolo d.C. Nel Medioevo il vescovo di Sion controlla la maggior parte delle terre e dei vigneti del cantone; i monasteri benedettini e agostiniani gestiscono le parcelle migliori sui versanti meridionali. La tradizione dei <strong>bisses</strong> — i canali d'irrigazione che portano l'acqua dai ghiacciai ai vigneti attraverso i versanti — risale al XIII-XIV secolo e rappresenta una delle soluzioni tecniche più raffinate della viticoltura alpina premoderna.<br><br>Il XX secolo porta la crisi dell'uva da taglio e la standardizzazione; ma anche la riscoperta delle <strong>varietà indigene</strong> che stavano scomparendo. Negli anni Ottanta una campagna coordinata di recupero salva dal'estinzione il <strong>Cornalin</strong>, l'<strong>Humagne Rouge</strong>, la <strong>Petite Arvine</strong> e la <strong>Rèze</strong>, rimettendo in circolazione varietà che erano rimaste in pochi filari di contadini alpini.</p><h3>Oggi</h3><p>La <strong>Petite Arvine</strong> è diventata il vitigno bianco simbolo del Vallese: acidità elevatissima, struttura corporosa, profilo che mescola agrumi, note saline e mineralità calcarea in un bianco capace di invecchiare per decenni. Su suoli di gneiss e scisto micaceo la varietà esprime il meglio, con radici che scendono nelle fessure della roccia e estraggono minerali diretti. Il <strong>Cornalin</strong> — rosso autoctono a bacca nera — produce su quarzo e argille glaciali vini con profilo scuro e speziato, con tannini fini che sulle parcelle migliori reggono l'affinamento in legno grande.<br><br>Il biologico e il biodinamico si sono diffusi sui versanti vallesani soprattutto grazie alla siccità strutturale: la pressione fungina bassa per quasi tutto il ciclo vegetativo — con la piovisite concentrata in primavera — permette di ridurre drasticamente i trattamenti senza compromettere le uve. I terrazzamenti — che per definizione richiedono lavoro manuale — rendono la conversione al biologico organizzativamente già compatibile con chi lavora a mano.<br><br>Il recupero della <strong>Rèze</strong> — varietà bianca quasi estinta — ha prodotto uno dei casi di conservazione più emblematici: vecchie botti di <em>Vin de Glacier</em> conservate in Val d'Anniviers per decenni, con vino millésimé che si accumulava anno dopo anno nell'affinamento in quota, testimoniano una tradizione conservativa unica nella storia enologica alpina. Questa tradizione attira oggi produttori naturali che cercano nella Rèze vecchissima un profilo ossidativo controllato con character alpino irripetibile.</p>"

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