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Matthias Orsett
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Matthias Orsett

Matthias Orsett, già collaboratore di Pierre Overnoy, coltiva da solo 1 ettaro tra Fully e Bex, nel Vallese svizzero. Viti fino a 100 anni su suoli scistosi. Fermentazioni spontanee, zero solfiti, imbottigliamento sotto tappo corona.Sui pendii di granito di Fully, nel Vallese svizzero, Matthias Orsett coltiva 1,5 ettari tra 460 e 870 metri di quota. Formato nel Jura da Pierre Overnoy, avvia il progetto nel 2021. Lavora in regime biologico certificato, fermenta con lieviti indigeni e imbottiglia senza filtrazione.

Il Vallese svizzero è la regione con l'insolazione media più alta della Confederazione: la barriera alpina ferma le perturbazioni atlantiche e a Fully, in estate, piove meno che a Nizza. Qui Matthias Orsett coltiva 1,5 ettari di vigne su pendii ripidi tra 460 e 870 metri di quota. Il substrato è granito cristallino: suoli poco profondi, rocciosi, dove la roccia affiora tra i filari e la pendenza rende impossibile qualsiasi meccanizzazione. Matthias esegue ogni operazione in vigna esclusivamente a mano. L'altitudine crea escursioni termiche marcate: il sole scalda i versanti durante il giorno, le notti fresche di montagna rallentano la maturazione e conservano l'acidità nelle uve.

Matthias Orsett

Matthias studia viticoltura ed enologia nel Jura francese, dove Pierre Overnoy ed Emmanuelle Houillon diventano i suoi maestri. Anni di formazione a contatto con due figure di riferimento della vinificazione naturale, nel cuore di una regione tra le più radicali nella scelta di lavorare senza additivi. Nel 2021 avvia il suo progetto a Fully, prendendo in gestione parcelle su pendii di granito che richiedono un impegno fisico costante. Nel 2025 ottiene la certificazione biologica. La gestione del suolo segue un principio di non intervento: Matthias non lavora la terra tra i filari e taglia l'erba il più tardi possibile, durante la luna calante, per rallentare la ricrescita. Le vigne sono allevate a gobelet rotante e a fuseaux, due sistemi di potatura tradizionali del Vallese che modellano ogni pianta come un piccolo cespuglio. Sull'etichetta posteriore di ogni bottiglia un QR code riporta i dati analitici completi del vino.

Tra i vitigni coltivati figurano principalmente Petite Arvine, Savagnin e Chardonnay tra i bianchi, Pinot Nero e Gamay tra i rossi. Matthias vendemmia a mano in cassette da 15 chilogrammi per evitare lo schiacciamento dei grappoli e avvia una pressatura lenta che dura in media cinque ore. Il mosto fermenta con lieviti indigeni: Matthias esegue rimontaggi dall'inizio fino a metà della fermentazione alcolica, poi lascia che il vino prosegua da solo. A seconda del vitigno, i percorsi si differenziano: i bianchi entrano in barrique usate da 228 litri già durante la fermentazione e maturano per due, tre o quattro inverni. I rossi macerano in tino, per lo più senza raspi, completano la malolattica e maturano in barrique per nove mesi. Matthias non filtra e non chiarifica. Aggiunge solfiti solo all'imbottigliamento, in dose ridotta, per proteggere il vino durante trasporto e stoccaggio. Imbottiglia tra primavera e estate con tappi controllati singolarmente per TCA, di lunghezza superiore allo standard. La produzione annua si aggira sulle 15.000-17.000 bottiglie.

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Valais, Svizzera

"<p>Il <strong>Vallese</strong> — <em>Valais</em> in francese, <em>Wallis</em> in tedesco — è il più grande cantone viticolo della Svizzera, inciso nel cuore delle <strong>Alpi occidentali</strong> dalla valle del <strong>Rodano</strong> che lo percorre per oltre <strong>100 chilometri</strong> da Briga verso il Lago Lemano. La specificità di questo territorio è la sua posizione tra due catene montuose tra le più alte d'Europa — le <strong>Alpi Bernesi</strong> a nord e le <strong>Alpi Pennine</strong> a sud — che creano un effetto foehn che trasforma il Vallese nel cantone più secco della Svizzera: alcune stazioni meteorologiche registrano meno di <strong>500 mm annui</strong> di pioggia, meno di molte zone mediterranee. I vigneti sfruttano questo paradosso alpino su versanti che salgono fino a <strong>1100 metri</strong> di quota, tra i più alti d'Europa viticola.<br><br>La morfologia delle vigne vallesane è spettacolare: terrazzamenti stretti su pareti inclinate a volte oltre i <strong>50-60 gradi</strong>, con muretti a secco che ritmano il paesaggio dei versanti esposti a sud. La città di <strong>Sion</strong> — capoluogo del cantone — è il centro dell'attività vinicola, con i versanti delle colline di <strong>Salquenen, Vétroz e Conthey</strong> tra i più pregiati della zona.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia del Vallese è straordinariamente varia perché il Rodano attraversa in sequenza formazioni rocciose di epoche diverse. A est, verso Briga, le <strong>rocce cristalline</strong> — gneiss, graniti, scisti micacei — delle radici alpine coprono i versanti; procedendo verso ovest appaiono i <strong>calcari mesozoici</strong> e le <strong>marne</strong>, con suoli più profondi e fertili. In mezzo a queste formazioni si inseriscono <strong>depositi glaciali</strong> — morene, argille glaciali — lasciati dal ritiro del ghiacciaio del Rodano dopo l'ultima glaciazione.<br><br>Il clima è il dato caratterizzante: la siccità alpina del Vallese ha portato storicamente all'irrigazione sistematica dei vigneti tramite i <strong>bisses</strong> — canali d'acqua irrigua medievali ancora parzialmente in uso. Le temperature estive sono calde, protette dai venti dalle pareti alpine; le notti fresche anche in luglio e agosto per l'altitudine garantiscono escursioni termiche di 15-20 gradi che preservano acidità e finezza nelle uve. Il <strong>föhn</strong> da sud porta ondate di calore secco che accelerano la maturazione nelle ultime settimane.</p><h3>Storia</h3><p>Il Vallese è vinicolo dall'<strong>era romana</strong>: i trovamenti di dolia e anfore sui siti di Sion e Martigny testimoniano la produzione già nel I-II secolo d.C. Nel Medioevo il vescovo di Sion controlla la maggior parte delle terre e dei vigneti del cantone; i monasteri benedettini e agostiniani gestiscono le parcelle migliori sui versanti meridionali. La tradizione dei <strong>bisses</strong> — i canali d'irrigazione che portano l'acqua dai ghiacciai ai vigneti attraverso i versanti — risale al XIII-XIV secolo e rappresenta una delle soluzioni tecniche più raffinate della viticoltura alpina premoderna.<br><br>Il XX secolo porta la crisi dell'uva da taglio e la standardizzazione; ma anche la riscoperta delle <strong>varietà indigene</strong> che stavano scomparendo. Negli anni Ottanta una campagna coordinata di recupero salva dal'estinzione il <strong>Cornalin</strong>, l'<strong>Humagne Rouge</strong>, la <strong>Petite Arvine</strong> e la <strong>Rèze</strong>, rimettendo in circolazione varietà che erano rimaste in pochi filari di contadini alpini.</p><h3>Oggi</h3><p>La <strong>Petite Arvine</strong> è diventata il vitigno bianco simbolo del Vallese: acidità elevatissima, struttura corporosa, profilo che mescola agrumi, note saline e mineralità calcarea in un bianco capace di invecchiare per decenni. Su suoli di gneiss e scisto micaceo la varietà esprime il meglio, con radici che scendono nelle fessure della roccia e estraggono minerali diretti. Il <strong>Cornalin</strong> — rosso autoctono a bacca nera — produce su quarzo e argille glaciali vini con profilo scuro e speziato, con tannini fini che sulle parcelle migliori reggono l'affinamento in legno grande.<br><br>Il biologico e il biodinamico si sono diffusi sui versanti vallesani soprattutto grazie alla siccità strutturale: la pressione fungina bassa per quasi tutto il ciclo vegetativo — con la piovisite concentrata in primavera — permette di ridurre drasticamente i trattamenti senza compromettere le uve. I terrazzamenti — che per definizione richiedono lavoro manuale — rendono la conversione al biologico organizzativamente già compatibile con chi lavora a mano.<br><br>Il recupero della <strong>Rèze</strong> — varietà bianca quasi estinta — ha prodotto uno dei casi di conservazione più emblematici: vecchie botti di <em>Vin de Glacier</em> conservate in Val d'Anniviers per decenni, con vino millésimé che si accumulava anno dopo anno nell'affinamento in quota, testimoniano una tradizione conservativa unica nella storia enologica alpina. Questa tradizione attira oggi produttori naturali che cercano nella Rèze vecchissima un profilo ossidativo controllato con character alpino irripetibile.</p>"

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Valais, Svizzera

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