Flavio Restani fonda nel 2018 KOI su 7 ettari di vigne ultra quarantenni sui Colli Bolognesi. Lambrusco, Pignoletto, Montuni su suoli argilloso-calcarei. Biologico, fermentazioni spontanee, rifermentazione in bottiglia.
I colli che separano Bologna da Modena cambiano nome e carattere a seconda del versante: verso la pianura emiliana, le colline sono miti e coltivate; verso l'entroterra, si alzano e si fanno più selvagge. Valsamoggia, comune collinare bolognese, sta in mezzo a questo paesaggio, tra vigna, bosco e borghi storici. È qui che Flavio Restani individua le prime parcelle per il suo progetto, allargando poi il campo verso il modenese, tra Castelvetro e Formigine. Le 7 ettari recuperate comprendono vigneti con viti di oltre 40 anni, piantate su suoli collinari di argilla e calcare che nel corso del tempo si sono dimostrati idonei per le varietà locali. L'insieme del mosaico — Lambrusco Grasparossa, Maestri, Sorbara, Trebbiano Spagnolo, Trebbiano Modenese, Pignoletto, Alionza, Albana, Moscato — racconta la complessità ampelografica dell'Emilia interna, una delle regioni d'Italia con più varietà autoctone storicamente documentate.
Flavio Restani cresce professionalmente nell'orbita del Lambrusco emiliano. Dopo un tirocinio al Podere Sanpaio, diventa cantiniere a Tenuta Bonzara. Poi arrivano tre anni decisivi a Il Farneto, cantina bolognese nota per la cura nelle fermentazioni e la spumantizzazione, dove Restani assume il ruolo di direttore produttivo. Nel 2018 decide di avviare un progetto autonomo. Non può comprare terra subito, quindi affitta parcelle già vitate. L'obiettivo è recuperare i vecchi vigneti e i sistemi di allevamento antichi — in particolare il Bellussi, un metodo storico dell'Emilia che prevede capi lunghi su filo orizzontale, abbandonato da decenni perché incompatibile con la meccanizzazione, ma che permette uno sviluppo equilibrato della pianta. Il nome KOI richiama la carpa delle stagni giapponesi, simbolo di perseveranza e spirito anticonformista.
In cantina Restani segue un principio chiaro: nessun ingrediente aggiunto, nessun conservante. Le uve portate dal vigneto vengono trasformate in vino senza interventi chimici o tecnologici. Le fermentazioni partono con i lieviti indigeni presenti sulle uve. La gamma comprende sia vini fermi — Lambrusco in versione naturale, Trebbiano, Pignoletto — che vini con rifermentazione in bottiglia, nel segno della tradizione emiliana dei vini frizzanti da presa di spuma spontanea. Nessun additivo prima o dopo la fermentazione. La produzione rispecchia il territorio: vini da bere, dal carattere diretto, che raccontano l'Emilia interna senza mascherature. La gamma comprende Lambrusco in versione naturale, Trebbiano, Pignoletto e vini con rifermentazione in bottiglia secondo la tradizione emiliana dei vini frizzanti da presa di spuma spontanea.