Ilaria Addis cura i vigneti di famiglia nella valle di Sa Neula a Luras, in Gallura, Sardegna. Biologica senza rame né zolfo dal 2019. Vermentino e Nebbiolo di Luras su suoli granitici. Fermentazioni spontanee.
Il granito affiora dovunque in Gallura: nelle rocce che emergono dai campi, nei muri a secco che delimitano le proprietà, nel suolo acido dove le viti della famiglia Addis spingono le radici nella valle di Sa Neula. Il territorio è il più settentrionale della Sardegna, dove il granito: nelle rocce che emergono dai campi, nei muri a secco che dividono le proprietà, nel suolo dei vigneti che cede solo alle radici più tenaci. La valle di Sa Neula, nel comune di Luras, è uno di quei luoghi dove il paesaggio gallurino mostra la sua ossatura: substrato granitico, terreno acido, pendenze che variano tra la parte bassa fertile e i versanti più esposti. Qui la famiglia Addis coltiva vigneti da generazioni. Ilaria Addis cura i vigneti impiantati dai nonni, lavorando le stesse parcelle che hanno attraversato decenni di storia familiare. Il microclima della Gallura interna è diverso dalla costa: più ventilato, con escursioni termiche più pronunciate, influenzato dall'entroterra sardo piuttosto che dal mare. Il maestrale percorre liberamente le vigne, asciuga le foglie, rafforza le piante.
Ilaria lavora la vigna del 1992 nella parte bassa della valle, e altre parcelle della famiglia. Dal 2016 la conduzione è biologica in modo integrale, senza rame né zolfo — una scelta impegnativa in Sardegna dove le malattie fungine possono essere aggressive. Le pecore pascolano tra i filari d'inverno, gestendo l'erba spontanea e restituendo fertilità al suolo. Intorno alle viti crescono le piante della gariga gallura — elicriso, lavanda, cisto, inula — che Ilaria chiama «gariga vinifera»: una biodiversità vegetale che interagisce con le viti, attira insetti utili, offre microbi e aromi all'ecosistema del vigneto. I vigneti sono allevati a Guyot. La vendemmia avviene manualmente nella prima settimana di settembre, con cassette piccole tenute all'ombra.
Le uve lavorate da Ilaria sono esclusivamente Vermentino. La vendemmia manuale porta in cantina i grappoli interi, pigiati delicatamente. Le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni presenti sulle bucce, con temperature monitorate ma non forzate. Dopo due giorni dalla pigiatura, Ilaria svina e torchia con un torchio tradizionale azionato a mano. Il vino poi passa in acciaio, dove la malolattica avviene spontaneamente e l'affinamento sui lieviti prosegue con batonnage regolari. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica. L'imbottigliamento avviene a fine inverno. La produzione annuale si mantiene limitata, legata alla disponibilità delle parcelle di famiglia e all'andamento stagionale. Il nome di uno dei vini, Madrighe, significa in sardo «matrice» — il granito che imprime carica salina, ma anche il lievito madre della panificazione tradizionale.