La famiglia Sallemi coltiva 4 ettari di Nero d'Avola a 350 m su suoli argilloso-sabbiosi tra Caltagirone e Granieri, Sicilia interna. Viti da 30 a 60 anni. Biologico, fermentazioni spontanee, affinamento in grandi botti di rovere.
Il confine tra le province di Catania e Ragusa sale verso l'interno della Sicilia, dove il paesaggio cambia rispetto alla costa: meno turismo, più agricoltura, borghi che vivono del lavoro nei campi. Granieri è uno di questi, nelle colline che separano il ragusano dal calatino. Qui la famiglia Sallemi coltiva circa 4 ettari di vigna a 350 metri di altitudine, su un suolo con componenti sia argillose che sabbiose — una combinazione che consente alle radici di trovare umidità anche nelle estati siccitose della Sicilia interna. L'esposizione guarda il sole nelle ore centrali della giornata. Il clima è quello della Sicilia interna: estati calde e secche, inverni rigidi, escursioni termiche che aiutano le uve a mantenere acidità nonostante le temperature alte. Il Nero d'Avola, vitigno di questa parte dell'isola da secoli, si trova perfettamente a suo agio su questi suoli e a queste quote.
Il vigneto risale agli anni Settanta, quando il padre Francesco Sallemi pianta le viti e costruisce il palmento. Per anni il vino prodotto resta un fatto locale: consumo domestico e vendita nel circuito del borgo e dei paesi vicini, come è sempre stato in questa parte della Sicilia rurale. Giovanni cresce in cantina, impara dal padre il ritmo delle stagioni viticole. Nel 2015 decide di portare i vini fuori dal circuito locale, verso l'Italia e poi i mercati esteri. Non cambia nulla nel metodo — è la distribuzione a cambiare, non la filosofia. L'approccio che Francesco applicava senza dare un nome specifico alle proprie pratiche era già quello che oggi si chiama agricoltura naturale: zolfo, rame e concime ovino, senza prodotti di sintesi.
Le uve vengono vendemmiate a mano da Giovanni. Dopo la diraspatura, entrano in vasca di cemento per una macerazione di circa 36 ore. I lieviti indigeni presenti sulle bucce — e stratificati nelle pareti della vasca dalle annate precedenti — avviano la fermentazione senza inoculazioni esterne, garantendo continuità e identità al vino. Dopo la svinatura il vino matura in grandi botti di rovere da 70 ettolitri o in acciaio per due-tre anni a seconda della tipologia. Nessun additivo, nessun intervento tecnologico. Giovanni imbottiglia quando ritiene il vino pronto, non secondo un calendario fisso. Il risultato è un Nero d'Avola che porta il calore, la sapidità e la profondità di questo angolo della Sicilia interna — un vino formato da quasi cent'anni di storia di un vigneto di famiglia. La dimensione dell'azienda è quella di un vigneto familiare: quattro ettari, raccolta manuale, attrezzatura essenziale.