Rocco Toti e Benedetto Leone recuperano vecchi vigneti a circa 1000 m tra boschi e terrazze in pietra a Terelle, nella Valle di Comino (Frosinone), Lazio. Maturano, Sémillon, Cabernet Sauvignon su suoli calcarei. Biologico, fermentazioni spontanee.
A mille metri di altitudine, attorno ai castagneti di Terelle, i vigneti di Fra I Monti crescono su suoli rossi drenanti che in questa parte della Ciociaria non hanno visto chimica da generazioni. La Valle di Comino si apre nella parte meridionale del Lazio, tra le montagne della Ciociaria in provincia di Frosinone. I vecchi vigneti recuperati da Rocco Toti e Benedetto Leone si trovano a Terelle, un piccolo borgo che guarda la valle dall'alto, a circa 1000 metri di altitudine. A queste quote i castagneti circondano le parcelle e segnano i confini tra il coltivato e il bosco. I suoli sono rossi, fortemente drenanti, poveri ma con buona struttura. Il clima è ventilato: a queste altitudini le correnti d'aria percorrono liberamente i versanti, asciugando le uve nei periodi umidi e rallentando la maturazione rispetto alle zone di pianura. Le escursioni termiche tra giorno e notte sono marcate. La Ciociaria è una delle zone interne del Lazio con una tradizione agricola antica e poco modificata dalla modernizzazione viticola delle grandi denominazioni.
Rocco Toti e Benedetto Leone fondano Fra I Monti nel 2018, con l'obiettivo di recuperare vigneti abbandonati e riportare in vita pratiche agricole tradizionali. Le parcelle vecchie che trovano a Terelle contengono viti di Maturano e Fiano, vitigni autoctoni del Lazio meridionale, insieme a Semillon e Cabernet Sauvignon portati in questa parte d'Italia durante l'epoca napoleonica dai soldati francesi — una presenza storica che racconta la permeabilità di questo territorio alle influenze esterne. La scelta di ripartire da queste vigne abbandonate, piuttosto che impiantare nuovi vigneti, riflette l'interesse di Rocco e Benedetto per ciò che il territorio già possiede: varietà adattate, suoli conosciuti dalle radici, pratiche che funzionano senza chimica.
La gestione agronomica segue principi biologici, senza prodotti di sintesi. Le uve si raccolgono a mano, varietà per varietà. In cantina Rocco e Benedetto non usano lieviti selezionati: le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni presenti sulle uve. Il vino matura poi in anfore di terracotta, contenitori che non cedono legno ma permettono un lento scambio con l'ossigeno attraverso le pareti porose. Il vino non subisce chiarifica né filtrazione, e non riceve additivi prima dell'imbottigliamento. La produzione è limitata, strettamente legata alla disponibilità delle parcelle recuperate e all'andamento stagionale. Ogni bottiglia è il risultato di un recupero: di un vigneto, di una varietà, di una pratica agricola che questa parte del Lazio rischiava di dimenticare.