Le gemelle Margherita e Francesca Padovani coltivano 4,2 ettari di Sangiovese biodinamico su tre parcelle a Montalcino, Toscana. Suoli di galestro e alberese. Fermentazioni spontanee, affinamento in botti grandi di rovere.
Tre parcelle intorno a Montalcino, nel cuore della Toscana meridionale: Vigna del Bosco, raggiungibile solo attraverso un sentiero tra gli alberi; Vigna della Strada, sul lato più soleggiato; Vigna Alberello, con le viti a gobelet che tengono i grappoli vicino al suolo. Il comune di Montalcino si alza a sud di Siena, su un crinale che domina la Val d'Orcia e la Val di Merse. La tenuta di Fonterenza si distribuisce su tre parcelle per un totale di 4,2 ettari vitati: Vigna del Bosco (2 ettari), Vigna della Strada (1,7 ettari) e Vigna Alberello (0,5 ettari). I terreni di questa parte di Montalcino combinano galestro e argille, con strutture che variano tra le parcelle. Vigna del Bosco è raggiungibile percorrendo un lungo sentiero tra i boschi, circondata da alberi su tutti i lati — una posizione che le sorelle Padovani considerano eccezionale, quasi un cru. Vigna Alberello si distingue per esposizione e composizione del suolo diverse rispetto alle altre due, e per l'allevamento a gobelet che tiene le uve vicino al terreno. Il clima di Montalcino risente sia dell'influenza del mare che delle montagne dell'Amiata, con escursioni termiche pronunciate. Oltre ai vigneti, la tenuta comprende 5 ettari di oliveto.
La fattoria di famiglia era a Montalcino fin dagli anni Settanta, ma senza vigne. Margherita e Francesca Padovani, sorelle gemelle cresciute a Milano, decidono nel 1997 di trasferirsi stabilmente nella tenuta, inizialmente per produrre olio d'oliva. Margherita pianta i primi vigneti nel 1999, scegliendo fin dall'inizio di escludere la chimica dai trattamenti. Francesca entra presto nel progetto. Nuovi impianti seguono nel 2002 e nel 2005. La scelta dei metodi biologici porta progressivamente verso la viticoltura biodinamica, con preparati, calendario lunare e attenzione alla vitalità del suolo. Nel 2012 il Cabernet Sauvignon impiantato inizialmente su una parte della superficie viene reinnestato a Sangiovese. Nel 2020 le sorelle acquisiscono un nuovo vigneto sul Monte Amiata, dove piantano otto diverse varietà locali di uve bianche.
L'intera superficie è vitata quasi esclusivamente a Sangiovese. Vigna Alberello è allevata a gobelet, le altre a Guyot. La gestione è biodinamica, con lavoro manuale nei vigneti e uso di preparati. Le uve si raccolgono a mano, parcella per parcella. In cantina Margherita e Francesca lavorano senza lieviti selezionati: le fermentazioni partono spontaneamente. I vini maturano in botti di rovere di diverse dimensioni prima dell'imbottigliamento. La filtrazione e la chiarifica non vengono praticate. I solfiti vengono usati solo in dosi minime quando necessario. La produzione comprende vini da uve di proprietà — Brunello di Montalcino da Vigna del Bosco, Rosso di Montalcino, rosato — e alcune etichette da uve prese in affitto su parcelle vicine di vecchie viti di Malvasia, Trebbiano e Procanico, vinificate in macerazione sulle bucce.