La famiglia Vacca produce vino da tre generazioni sulle colline di Barbaresco, nelle Langhe. La terza generazione, Marco, coltiva Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Freisa. Biologico, fermentazioni spontanee, affinamento in botti grandi di rovere.
La collina Albano porta incisa nel nome la sua identità: alban, in dialetto piemontese, significa «baciata dai primi raggi di sole». Il Nebbiolo cresce qui, su versanti esposti a est in uno dei territori più vocati d'Italia per questo vitigno. I suoli intorno a Barbaresco alternano argille e calcare con affioramenti di tufo — la cosiddetta marna di Sant'Agata, che dona ai Nebbiolo di questa zona finezza tannica e profumi floreali che li distinguono da quelli di Barolo. La cascina della famiglia Vacca si trova sulla collina Albano, il cui nome deriva dal termine dialettale piemontese Alban: «baciata dai primi raggi del sole». L'esposizione verso est cattura la luce del mattino nelle ore fresche, allungando il ciclo fotosintetico e rallentando la maturazione. Il paesaggio è quello delle Langhe storiche: vigneti a perdita d'occhio, boschi di noccioli, filari in sequenza sui versanti argillosi.
La storia di Cascina Albano comincia nei primi anni Ottanta quando il nonno Marco e il figlio Natale fondano la cantina. Natale rappresenta la seconda generazione: sotto la sua guida l'azienda affina le tecniche sia in vigna che in cantina. La svolta arriva con la terza generazione: Marco, figlio di Natale, laureatosi in Viticoltura ed Enologia, introduce un'agricoltura naturale ed ecosostenibile. La filosofia si consolida intorno al rispetto per la natura, alla riduzione al minimo dell'intervento tecnologico e alla volontà di trasmettere nel vino i caratteri propri del territorio. In ogni annata i tre Marco — il fondatore, il figlio, il nipote — si ritrovano nel carattere di ogni bottiglia: un'eredità che si misura non nelle certificazioni ma nella cura quotidiana della vigna.
La collina Albano porta incisa nel nome la sua identità: alban, in dialetto piemontese, significa «baciata dai primi raggi di sole». Tra i vitigni coltivati il Nebbiolo è la varietà principale, quella su cui Barbaresco ha costruito la propria storia nel Novecento. In vigna Marco esclude pesticidi, erbicidi e prodotti di sintesi, costruendo la fertilità del suolo con sovescio verde e compostaggio. In cantina riduce al minimo gli interventi tecnologici: le fermentazioni seguono i propri tempi, il vino matura in contenitori che lo accompagnano senza manipolarlo. I lieviti indigeni avviano il processo senza inoculazioni esterne. Ogni annata porta le proprie differenze: variazioni che Marco considera parte integrante dell'identità dei vini, non difetti da correggere. Il paesaggio delle Langhe intorno alla cascina è quello di Barbaresco storico: vigneti a perdita d'occhio, filari in sequenza sui versanti argillosi, un territorio dove la presenza della vite è millenaria. Marco lavora su questa eredità con la consapevolezza di chi sa che qui, se si rispetta la pianta, il territorio parla da solo.