La famiglia Iannella coltiva circa 4 ettari tra Ariano Irpino e Chianche nell'Alta Irpinia, Campania, a 550-750 m s.l.m. Aglianico, Coda di Volpe, Fiano, Greco su suoli vulcanici e argillosi. Biologico, fermentazioni spontanee, affinamento in terracotta e legno.
L'Alta Irpinia è uno dei territori campani più lontani dai circuiti enologici convenzionali: colline interne, altitudini elevate, inverni rigidi, vigneti che crescono su suoli di origine vulcanica a circa seicento metri di altitudine. Ad Ariano Irpino, città che domina l'Appennino campano-lucano, i vigneti di Cantina Giardino occupano una ventina di ettari distribuiti sulle colline circostanti. Il suolo è di natura vulcanica, ricco di minerali, con una struttura che trattiene l'umidità invernale e la rilascia lentamente durante la stagione secca. Il clima è continentale, con escursioni termiche marcate tra giorno e notte che rallentano la maturazione e favoriscono la costruzione progressiva di aromi e struttura nelle uve. I vitigni autoctoni irpini — Aglianico, Piedirosso, Fiano, Greco, Coda di Volpe, Falanghina — si sono adattati a questo territorio nel corso di secoli. L'alberello è la forma di allevamento tradizionale che resiste alle condizioni alpine e permette alle viti di autoregolarsi nel ciclo vegetativo. Il paesaggio irpino non è quello della Campania turistica: niente costa, niente rumore di grandi città. È un entroterra aspro e silenzioso, dove la viticoltura è rimasta legata alla dimensione contadina più a lungo che altrove.
La storia di Cantina Giardino inizia ufficialmente nel 2003, ma le radici del progetto affondano cinque anni prima, nel 1998. È allora che Antonio e Daniela — insieme ad altri amici appassionati — cominciano a sperimentare la vinificazione senza il ricorso alle biotecnologie: artigianalmente, con curiosità genuina, spinti da una domanda semplice: cosa succede se si lascia che il vino faccia il vino? Sono tra i primi vignaioli dell'Irpinia — forse dell'intera Campania — a fare questa scelta, in un momento in cui la norma era ancora quella della cantina attrezzata e del lievito selezionato. Nel 2006, analizzando i vini prodotti negli anni precedenti, si accorgono che i solfiti aggiunti erano già scomparsi naturalmente nel tempo: da quel momento smettono di aggiungerli del tutto. Nasce poi un interesse per i contenitori di terracotta come alternativa al legno: in collaborazione con Brancaterra, Antonio e Daniela producono orci e anfore realizzati con l'argilla delle stesse vigne dove nascono i vini. Il suolo che genera l'uva diventa anche il contenitore in cui il vino fermenta e matura.
Nel vigneto, tra le varietà presenti Aglianico e Piedirosso tra i rossi, Fiano, Greco, Coda di Volpe bianca e rossa e Falanghina tra i bianchi: il patrimonio ampelografico dell'Irpinia quasi per intero, tutto ad alberello. La conduzione è biologica in vigna, senza prodotti di sintesi. La vendemmia è manuale. In cantina le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni, senza inoculazioni esterne. Non vengono effettuate chiarifiche né filtrazioni. I contenitori variano a seconda del vino: anfore di terracotta con argilla locale (macerazioni anche di sei mesi), anfore di grès da 1.000 litri per vinificazioni più brevi con affinamento di dieci-dodici mesi, botti di rovere e ciliegio, tini di acciaio e fibra di vetro. Nessun solfito aggiunto dal 2006.