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Cinque Sensi coltiva vitigni autoctoni su suoli vulcanici dei Monti Volsini, sul Lago di Bolsena, Lazio. Ciliegiolo e Colorino tra le varietà principali. Biologico, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, senza additivi.

Il Lago di Bolsena occupa il cratere di uno dei sistemi vulcanici spenti più grandi d'Europa: i Monti Volsini, nel Lazio settentrionale al confine tra Toscana e Umbria. L'acqua del lago ha modellato il paesaggio per millenni, e le colline che lo circondano sono composte da suoli vulcanici — ceneri, lapilli, tufo e basalto — ricchi di minerali che le radici della vite assorbono direttamente. Questo territorio era viticolo nell'antichità: le colline che degradano verso il lago sono state vitate in modo discontinuo per secoli, e la DOC Aleatico di Gradoli testimonia come il territorio abbia storicamente prodotto vini di carattere. Il microclima influenzato dal lago — che attenua le temperature estive e rallenta il raffreddamento autunnale — crea condizioni per una maturazione graduale delle uve. Intorno a Gradoli, Bolsena, Marta e Capodimonte si concentra oggi una piccola comunità di produttori naturali che lavorano con i vitigni autoctoni del territorio: Aleatico, Grechetto Rosso, Procanico, Roscetto, Verdello, Ciliegiolo. I suoli vulcanici conferiscono ai vini una mineralità specifica, una sapidità profonda che distingue le produzioni di quest'area da quelle delle zone calcaree circostanti.

La zona del Lago di Bolsena ha vissuto un lungo periodo di abbandono viticolo nel Novecento, quando le produzioni di massa e il vino sfuso avevano soppiantato la viticoltura di territorio. La rinascita è avvenuta gradualmente, a partire dagli anni Ottanta e Novanta, con alcuni produttori che hanno scelto di recuperare vigneti abbandonati e vitigni dimenticati. Cinque Sensi si inserisce in questa storia di recupero: un progetto di viticoltura attenta al territorio, costruito sull'idea che i sensi — il tatto del suolo vulcanico, l'olfatto degli aromi autoctoni, il gusto delle macerazioni prolungate — siano la bussola del lavoro. Il biologico non è una certificazione ma un approccio di fondo: nessun prodotto chimico di sintesi, rispetto dei cicli naturali della pianta, ricerca del minimo intervento. L'azienda è piccola per dimensione ma ambiziosa nella scelta: valorizzare vitigni come Ciliegiolo e Colorino, varietà rare in questa zona, affiancandole agli autoctoni del territorio.

Tra i vitigni coltivati principalmente Ciliegiolo e Colorino, affiancati da varietà autoctone dell’area del Lago di Bolsena. La gestione in vigna è biologica, senza prodotti di sintesi. La vendemmia è manuale. In cantina le uve vengono lavorate con macerazione sulle bucce per periodi variabili a seconda della tipologia e dell’annata; le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni. Nessun additivo viene aggiunto. I vini maturano in acciaio, con tempi di riposo in bottiglia calibrati sull’annata. I suoli vulcanici del lago — ceneri e basalto — conferiscono ai vini una mineralità specifica e una sapidità che distingue questa produzione da quella delle zone calcaree circostanti.

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Lago di Bolsena, Lazio

"<p>Il <strong>Lago di Bolsena</strong> occupa una caldera vulcanica spenta, la più grande di questa tipologia in Italia: i suoi <strong>115 km²</strong> di specchio d'acqua sono i resti di un'enorme esplosione avvenuta circa <strong>300.000 anni fa</strong> che ha fatto collassare il sistema dei <strong>Monti Volsini</strong>, creando un bacino circolare circondato da colline di tufo e basalto. Il comprensorio viticolo si organizza attorno al lago — nelle colline che scendono verso le sponde — con <strong>Montefiascone, Bolsena, Gradoli e Capodimonte</strong> come centri principali. Il lago stesso funge da regolatore termico: la sua massa d'acqua raffredda l'estate e mitiga l'inverno, creando condizioni più moderate rispetto all'entroterra laziale.<br><br>La <strong>Via Cassia</strong> romana passava da Montefiascone, collegando Roma con il nord Italia, e il vino del Lago di Bolsena era già noto in epoca imperiale. Questa posizione lungo una grande arteria di comunicazione ha determinato lo sviluppo della viticoltura come attività commerciale fin dall'antichità.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>vulcanismo laziale</strong>: <strong>tufo</strong> — roccia ignimbritica porosa e friabile — e <strong>basalto</strong> compongono il substrato, con diverse età e composizioni a seconda della localizzazione rispetto ai centri eruttivi. Il tufo è la roccia dominante sulle pendici più basse: morbido, facilmente erodibile, crea suoli leggeri e porosi che drenano rapidamente l'acqua ma trattengono bene i <strong>minerali vulcanici</strong>. Il basalto affiora nei versanti più ripidi, creando suoli più scuri e pesanti.<br><br>Il clima risente dell'influenza moderatrice del lago: le estati sono miti, con temperature massime che raramente superano i <strong>35 gradi</strong> grazie all'<strong>umidità lacustre</strong> e alle brezze che salgono dall'acqua. Le <strong>nebbie mattutine</strong> frequenti nella tarda estate aggiungono un elemento di complessità climatica che influenza la maturazione delle uve nelle zone più vicine alle sponde.</p><h3>Storia</h3><p>Gli <strong>Etruschi</strong> — il popolo italico con la loro città principale di <strong>Volsinii</strong> (la moderna Bolsena) — producevano già vino sulle colline vulcaniche del lago, facendo parte del cuore della cultura vinicola etrusca dell'Italia centrale. Con Roma la produzione si struttura ulteriormente. La leggenda medievale del vino <strong>Est! Est!! Est!!!</strong> di Montefiascone racconta che nel <strong>1111</strong>, il vescovo tedesco Johann Fugger mandò un servitore in anticipo per segnare con la parola 'Est' le taverne con ottimo vino; a <strong>Montefiascone</strong> il servitore lasciò la scritta tre volte, per indicare l'eccellenza.<br><br>Nel <strong>Novecento</strong> la zona sviluppa le cantine cooperative e il vino del Lago di Bolsena diventa un prodotto commerciale di massa, perdendo progressivamente la reputazione di qualità costruita nei secoli precedenti. La DOC Est! Est!! Est!!! di Montefiascone viene riconosciuta nel <strong>1966</strong>, ma rimane a lungo una denominazione sottovalutata.</p><h3>Oggi</h3><p>La riscoperta del Lago di Bolsena come zona di viticoltura di qualità è avvenuta negli ultimi vent'anni, guidata da piccoli produttori che hanno recuperato vecchi vigneti su varietà locali. Il <strong>Procanico</strong> — nome locale del Trebbiano Toscano — e il <strong>Rossetto</strong> (Trebbiano Giallo) vengono oggi lavorati con fermentazioni più lunghe e meno chiarificazioni rispetto al passato industriale.<br><br>L'<strong>Aleatico</strong> — varietà rossa aromatica tipica di questo territorio, quasi scomparsa nel dopoguerra — sta recuperando terreno come <strong>vino dolce passito</strong> o come rosso leggero secco, con un profilo aromatico di rosa e frutti rossi insolito per i vini di questa latitudine. I suoli vulcanici di tufo e basalto trasferiscono mineralità diretta ai vini, con una <strong>sapidità</strong> che emerge particolarmente nei bianchi prodotti sulle sponde orientali.<br><br>Il <strong>biologico</strong> si è affermato tra i produttori più piccoli, agevolato dalla siccità estiva che riduce la pressione fungina e dalla morfologia collinare moderata. La <strong>biodiversità</strong> vulcanica del paesaggio — con le due isole del lago, Bisentina e Martana — contribuisce a rendere questo territorio uno dei più interessanti del Lazio settentrionale. Il <strong>lago</strong> stesso regola il microclima delle sponde: la massa d'acqua scalda l'aria in autunno allungando la stagione vegetativa, e d'estate raffredda le notti portando escursioni termiche più marcate rispetto all'entroterra laziale — condizioni che rallentano la maturazione dei bianchi e preservano l'acidità naturale fino alla vendemmia.</p>"

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Lago di Bolsena, Lazio

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