Giorgia Grande coltiva mezzo ettaro su terreni di famiglia a Cornice, nell'alta Val di Vara (La Spezia), a circa 400 m s.l.m. su suoli argillosi e calcarei. Viticoltura biologica, raccolta manuale, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni.
L'alta Val di Vara porta nel nome il carattere dell'entroterra ligure di levante: selvatica, variabile, lontana dalla mondanità della riviera che pure si sente nell'aria quando il vento gira. Cornice è una delle frazioni minuscole del comune di Sesta Godano, nell'alta Val di Vara, provincia della Spezia. Il paesino sorge su un colle a circa quattrocento metri di altitudine, da cui lo sguardo si apre sulla valle del torrente Mangia e sui rilievi dell'Appennino ligure. I terreni in questa parte di Liguria sono argillosi e scistosi, figli delle formazioni rocciose che caratterizzano la fascia appenninica di levante. Il mezzo ettaro di vigna che Giorgia Grande coltiva è quello di famiglia, il pezzo di terra della nonna dove Giorgia ha trascorso parte dell'infanzia aiutando nelle colture. Filari che salgono su pendici inclinate, dove la meccanizzazione non entra e ogni operazione si fa a mano, stagione per stagione. La Val di Vara non è un territorio viticolo di grandi numeri: qui la vigna è parte di un'economia contadina più ampia, circondata da boschi, orti e pascoli.
Il progetto di vinificazione nasce nel 2005, quando Giorgia decide di piantare le prime vigne sulle terre di famiglia. L'ordine originale prevedeva più Merlot che Syrah, ma il fornitore inverte le quantità per errore. Le piante arrivano: più Syrah del previsto, meno Merlot. L'errore si scopre solo anni dopo, ma il Syrah si trova a suo agio in queste colline e diventa il cuore della produzione. Le prime uve maturano intorno al 2008. In un primo momento Giorgia chiede supporto a un enologo esterno per la vinificazione, mentre si forma e acquista dimestichezza con il processo. Il 2013 segna la svolta: l'incontro con il mondo dei vini naturali cambia la prospettiva e Giorgia riprende in mano tutta la filiera da sola, dalla gestione della vigna all'etichettatura delle bottiglie. Nel 2018 nasce una collaborazione con vignaioli di Monterosso da cui escono le prime etichette di bianchi liguri da Albarola, Bosco e Vermentino.
Il mezzo ettaro a Cornice ospita principalmente Syrah e Merlot, piantati nel 2005 su pendici lavorate interamente a mano. Giorgia tratta il suolo con piccole dosi di rame e zolfo saltuariamente, affiancate da sovesci periodici che nutrono la terra senza concimi chimici. La vigna cresce a ritmo condizionato dall'altitudine e dalla variabilità del clima appenninico, con maturazioni più lente rispetto alla costa. La vendemmia è manuale — Giorgia lavora da sola o con pochissimo aiuto — e le uve arrivano in cantina in cassette. Le fermentazioni partono spontaneamente senza lieviti selezionati: i lieviti indigeni sulle bucce avviano il processo naturalmente, con tempi che variano di annata in annata. Non si effettuano chiarifiche né filtrazioni, e il vino viene imbottigliato così come emerge dalla maturazione. La produzione complessiva rimane piccola: mezzo ettaro di vigna propria impone limiti precisi, e questa dimensione determina un controllo diretto e personale di ogni fase del lavoro.